Commenti al libro Punto e a capo… in nome dell’amore

Finalmente sono riuscita a leggere il tuo libro. Mi è piaciuto molto, ne ho apprezzato lo stile, l’originalità pur trattando un tema che,purtroppo, originale non è. Quella di Nina è la storia di tutte noi, e siamo tante, che come l’araba Fenice risorgiamo ogni volta dalle nostre ceneri. Donne che sentono la vita di pancia, che danno retta al cuore, che vivono senza calcoli abbandonandosi all’ amore. Forse è proprio questa passionalità che le spinge, però, a rialzarsi più forti che mai dopo ogni caduta capaci di crederci ancora, perché spinte dall’amore per la vita. Non era una storia facile, tu l’hai saputa raccontare, hai saputo trovare la poesia in una storia di violenza e di dolore. Grazie per questo dono. Aspetto il prossimo

Abbiamo cercato di dare agli episodi della vita di Nina i nomi veri. Abuso. Violenza. Possesso. Aborto. Stupro.
Parole amare. Indicative di una certa realtà -quella femminile- cruda.
Abbiamo voluto dare un colore alla vita di Nina. Non quel rosa stucchevole, come certi media e tanta moda vogliono che la realtà di una donna sia.
Ma un rosso intenso. Di imbarazzo. Di vergogna. Di dolore. E persino di sangue. Ci chiediamo, continueremo a chiederci come e se queste sfumature di colore impronteranno le nostre. Di vite. Di donne.
Vite che, però, preferiamo pensare bianche. Come la ‘pagina bianca’ che Nina incomincia a riscrivere.
Sul bianco saremo noi a dipingere. Con tessere colorate. Probabilmente né rosse, né rosa. Ogni volta diverse. Ma sempre e solo nostre. Nessuno oserà, se non con il nostro consapevole permesso, apporre tessere non gradite.
Con questo ‘patto’ implicitamente stipulato con Nina, vorrei ringraziarla.

Le scrivo solo per complimentarmi per il suo romanzo dal titolo “Punto e a capo”, che solo ora, avendo più tempo a disposizione, ho avuto modo di leggere ed apprezzare, non solo per il tema trattato, ma anche per la fluidità dell’esposizione e per la puntuale descrizione dei personaggi e del contesto. Spero che la sua attività di dirigente scolastico prosegua nel migliore dei modi e, soprattutto, che non Le impedisca di continuare a coltivare questa vena letteraria!

E’ proprio come dice Garcia Marquez, non si nasce solo nel momento in cui veniamo messi al mondo, ma la vita ci costringe ancora molte altre volte a partorirsi da sé. E’ quello che gli psicologi chiamano resilienza, la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici che la vita ti impone.
Ma, aggiungerei, dal dire al fare …
E’ la storia che ci racconta Patrizia Rossini, ”Punto e a capo … in nome dell’amore”. Un libro che parla di donne, di una donna ,per le donne. Un libro che si legge tutto d’un fiato e che commuove. La protagonista potrebbe essere una di noi, Nina, chi non ne ha mai conosciuta una? Ma ci siamo mai chiesti cosa si nascondeva dietro quei lunghi silenzi di un’amica, una collega, una vicina di casa? La storia della protagonista è dolorosa, viene narrata da più voci, dai diversi punti di vista emergono sempre maggiori particolari di abusi e sopraffazioni, prima nei confronti di una bambina, poi di una adolescente per convergere in una cronaca dura e feroce della violenza del più forte nel confronto del più debole. Una donna a cui non tocca né l’affetto materno, né alcun tipo di protezione. Amori malati, subdoli tendono solo alla soddisfazione dei propri istinti primordiali, privi di affetto e tanto meno di amore. Nina non è sempre in grado di difendersi, ma ci prova ,con coraggio, con determinazione, anche se ogni volta perde una parte importante di sé, come se le venisse strappato qualcosa dentro. Dietro la falsa normalità si nasconde ben altro, come fra l’essere e l’apparire … Il grido di dolore di Nina ad un certo punto stordisce, commuove, coinvolge e non si può tacere , non si deve tacere. Delle Nine si deve parlare , denunciare, discutere, tutte quelle nine che silenziose si nascondono tra noi devono trovare il coraggio di urlare il proprio dolore e accusare i propri aguzzini, che siano madri, padri fratelli o altri.
Grazie quindi a Patrizia Rossini per questo libro, scritto con una prosa fluida e scorrevole, in cui ci illustra uno spaccato di vita duro e difficile, senza compiacimenti trasgressivi, ma col solo intento di farci riflettere per non lasciare mai sole le nine che potremmo incontrare nella nostra vita, perché a tutti sempre è data un’altra opportunità di rinascere, di mettere un punto e a capo …

Questo romanzo dovrebbe essere letto da tutti coloro che vogliono capire quali siano le radici e soprattutto gli effetti della violenza e da tutti gli adulti di domani, in modo che possa azzerare ogni radice violenta. Di persone come Nina che passano la propria vita cercando di colmare vuoti e mancanze ce ne sono moltissime, perché i veri eroi non sono i violenti che si fanno vanto dei propri soprusi, ma i sopravvissuti alla violenza, coloro che sanno governare gli istinti. Eroi sono quelle persone che capiscono in tempo che la vita è una e bisogna esserne padroni. Eroi sono coloro che con coraggio e forza sanno dire basta e ricominciare, come Nina.
E’ difficile trattare un argomento come quello affrontato in questo romanzo, eppure la scrittrice barese Patrizia Rossini l’ha fatto senza freni e senza remore. Il romanzo “Punto e a capo…in nome dell’amore” ci conduce in un viaggio caratterizzato dal dolore fisico, ma soprattutto psicologico che accompagna la protagonista dall’età di dieci anni fino alla maturità. La vita di Nina, la protagonista, è suddivisa in dieci capitoli che rispecchiano ogni fase della sua vita. Tutti dovrebbero sapere che a un bambino non si nega mai un sorriso, purtroppo per Nina, però, i suoi genitori non erano a conoscenza di questa regola fondamentale. Nina è una di quelle bambine irriverenti, carismatiche e dotate di una voglia di vivere che in pochi hanno, tutte peculiarità che però non giocano a suo favore. Credo che la storia di Nina serva da insegnamento per tutti, donne e uomini. Spesso sottovalutiamo l’urgenza di questo argomento, pensando che succeda solo ad alcune persone e che non potrebbe mai toccare personalmente né noi, né una persona a noi cara, ma questa storia ci fa comprendere quanto facile sia imbattersi nella violenza di genere, che sia essa fisica o psicologica. Personalmente penso che la storia di Nina mi abbia insegnato tanto e abbia fatto nascere in me una grandissima ammirazione per quella donna che così ostinatamente ha combattuto per cercare in qualche modo di salvaguardare la sua persona e la sua vita, e che nonostante tutto abbia sempre trovato in qualche modo la forza di “mettere un punto” e ricominciare da zero. Ammiro anche il modo in cui la storia è stata raccontata dalla scrittrice Patrizia Rossini. Un romanzo così realistico, da brividi sulla pelle, uno di quelli che bisognerebbe leggere almeno una volta nella vita.
Con il primo libro mi hai fatto piangere, con il secondo hai aperto una finestra su un mondo parallelo. Il panorama che ho osservato ad un certo punto mi ha fatto vergognare di essere uomo, poi per fortuna è arrivato Nicolò che mi ha fatto guardare da una diversa prospettiva e allora…..punto e a capo. Grazie.
 Ho appena finito di leggere il suo libro. Ho provato delle sensazioni contrastati. Da lettrice vorace ho sperimentato una nuova modalità. Una necessità di “assumere” le pagine di “Punto e a capo” con una certa moderazione perché nelle fasi più dure é come se fosse tossico per l anima. Non lo scritto certamente, ma i contenuti. Tutta un’ altra storia, invece, quando Nina acquisisce le risorse interne che l’aiuteranno a ” spiccare il volo”. Da psicologa le dico che é stata in grado di stimolare in me, tutte le reali reazioni controtransferali che mi capitano realmente con pazienti che hanno un passato di violenze e abusi. Grazie per l’aiuto umano e professionale che mi ha fornito.

I vuoti, quelli che ci si porta dentro, per tutta la vita. I pieni, quegli altri che si riempiono di significati probabili, ogni giorno, perché di “tutte le Nina del mondo” la storia è satura. “Punto e capo …in nome dell’amore” è l’ultimo romanzo di Patrizia Rossini, edito da Gelsorosso. La storia è quella di una bambina, che sin dalla sua prima infanzia fa l’esperienza dell’assenza, dapprima della stessa madre. Poi, l’ingombrante presenza dell’uomo che l’ha chiamata “principessa”, fino all’età di dieci anni, daranno la possibilità a Nina di fare l’esperienza del dolore, che “in alcuni giorni ti avvolge”. Il desiderio è quello di frangere ogni cosa, compresi quegli “specchi del mondo” che riflettono i ricordi di un passato che non si fa mai memoria, eternamente nel presente. Rivissuto e raccontato da persone che hanno accompagnato gran parte della vita di Nina. Lei, donna desiderosa d’amore come atto dovuto e da ricambiare, dovrà, invece, fare l’esperienza della quarantacinquenne, costretta dalle stesse delusioni, violenze e amarezze della vita, a fare i conti con chi deve ricominciare, senza punti, ne virgole, a (ri)costruire quel che resta di un percorso ancora possibile.

L’autrice, per tutta la durata del romanzo, fa avvertire la sua presenza come “gelosa custode dei dolori, delle battaglie, delle sconfitte e delle vittorie” di Nina. Lo scrigno nel quale le custodisce è fatto di luoghi a lei stessa famigliari, perché reali, il quartiere Madonnella di Bari, parte del borgo antico. A far diventare cronaca un passato che si dipana nel quotidiano, le amiche, le cugine, lo psicologo, tutte figure che acuiranno il disadattamento della bambina, adolescente e poi donna Nina. Interessante è la sensazione che il lettore ha, mentre si addentra nelle storie, soprattutto in rapporto ad una certa normalità, in realtà apparente (“Sembrava tutto normale, una famiglia normale, un padre normale, una madre normale… in realtà di normale non c’era nulla”). Il desiderio di scappare, trattiene continuamente la protagonista del romanzo ad un presente che la àncora a “vagoni” che sono, perciò, in continuo movimento. Si tratta di fare i conti con un passato a cui guardare, nella prospettiva di un presente da ammirare, soprattutto per tutti i sovrumani sforzi che Nina compie, per fare l’esperienza dell’amore. Non mancano le tante attese di lei e degli altri protagonisti che abitano la sua vita: dalle attese di sua madre, quelle “del figlio maschio”, tanto desiderato, alle sue, di attese, quelle dei tanto aspettati incontri, come con la zia Anna.

Nina fa l’esperienza di un carico di responsabilità ed emotività che, sebbene le faranno avvertire una certa tentazione latente di farla finita, in realtà acuiranno in lei il desiderio per la vita, fra “abbracci implorati e negati”, in case che “si chiudono”, ma che aprono “il cerchio del suo passato”. Indispensabile, per ricominciare a scrivere, da capo, quelle pagine troppo bianche, per non essere riempite del desiderio della vita e dell’amore che avanzano. Patrizia Rossini, con questa storia, riscrive il dramma di un reale in cui, però, è sempre possibile riscontrare delle possibilità, utili a quel riconoscimento, secondo cui “la vita è una cosa meravigliosa” degna di “essere vissuta ogni giorno, come se questo fosse l’ultimo”.

Recensione Larepubblica.it di Giancarlo Visitilli

Ieri ho finito di leggere il libro….che dirti….mi e’ piaciuto molto…una scrittura diretta..semplice e mai banale o scontata..quella scrittura che arriva dritta al cuore senza fronzoli..senza filtri…la storia,poi,altrettanto avvincente….facile ritrovarsi in una delle tante “Nina” raccontate attraverso personaggi che in un modo o nell’altro,le sono state accanto….avvincente…a tratti vero fin troppo…quasi da farti male ma,allo stesso tempo,quella verità che ti fa riflettere e, perchè no,ti fa vedere anche la tua vita sotto una luce nuova…!! Grazie e ancora grazie e spero di poterti leggere ancora e presto!
Ho avuto il tuo libro per caso…al rientro di una domenica e di un periodo di voglia di cambiamenti ,l’ho trovato sul tavolo, l’hanno regalato a mia figlia ed io l’ho divorato…in ogni capitolo c’è parte della mia storia dolorosa vissuta ..ma mi manca la parte finale..quella di una vita meravigliosa.
PREMIO LETTERARIO INTERNAZIONALE MONDOLIBRO XVI edizione sez. B Narrativa edita 3° classificato Patrizia Rossini con PUNTO E A CAPO… in nome dell’amore (gelsorosso ed.)
Una storia di violenza, raccontata a più voci.
La storia di Nina si ricostruisce secondo la percezione che, nello scorrere degli anni, ne hanno varie persone a lei vicine. E’ indicativo che queste persone siano in prevalenza donne e che le uniche presenze maschili siano nette, scolpite nel bene ( Nicolò, l’uomo che riuscirà ad entrare nel profondo del suo cuore) ma soprattutto nel male ( il padre-padrone). in media re la madre, una sorta di donna/uomo, indifferente ma soprattutto complice consapevole della violenza, e un fratello “amorfo” e quindi anch’egli a suo modo complice.
L’indice accusatorio è puntato sull’istituzione cardine di una società come la nostra: la famiglia, microcosmo in cui possono riproporsi e in cui si riproducono le dialettiche perverse di ingiustizia e violenza contro chi è più debole e quindi indifeso. La famiglia che, lungi dall’essere un “nido” di pascoliana memoria, può nascondere in sè forme di violenza eclatante, ma anche forme di violenza subdola fatta di silenzio complice, se non addirittura di connivenza; la famiglia che troppo spesso include nella sua stessa essenza la violenza esercitata da quegli uomini ( e sono tanti), che vivono il rapporto con la donna come rapporto di proprietà, di monopolio. Una violenza psicologica che, annichilendo la donna, è altrettanto e forse ancor di più devastante della violenza fisica.
Il romanzo di Patrizia Rossini è una forte denuncia, ma anche un richiamo alla speranza, è anche e soprattutto un invito a reagire.
Lo stile è curato e scorrevole. La scelta del registro “semplice”, colloquiale è funzionale a creare l’atmosfera più idonea a questa narrazione, a renderla più credibile, più vera.
LA GIURIA
Personalmente ho trovato la storia di Nina molto profonda e sensazionale. Mentre lo leggevo, ho ritrovato in alcune sue parole il pensiero filosofico di Ricoeur circa la necessità dell’ altro in un percorso esperienziale di rielaborazione del “vuoto”, interessante è stata anche la divisione per capitoli, ognuno dei quali con il nome di una delle donne che hanno aiutato Nina.
L’ho letto tutto d’un fiato, nel pomeriggio del giovedì santo e ho deciso di scrivere subito.
Sul (quasi) finire di aprile, un ritorno invernale, così ho contrastato il vuoto affettivo di Nina col calore di una coperta che mi abbracciava, tutt’altra cosa da quella sporca che lei per tanti anni si è portata addosso, come un peso.È una bambina prima ignorata dalla stessa donna che le ha dato la vita, poi violata dall’uomo che fino ai dieci anni l’ha chiamata “principessa”. Nina cresce e con lei la sua sofferenza.
Aumenta il carico di una storia che solo a posteriori conosceranno le persone a cui ha fatto dono di sé.La storia – scandita in dieci capitoli – è raccontata da personaggi secondari, che hanno accompagnato il percorso di Nina, ne hanno conosciuto pezzi di cuore, stralci di anima, bordi di dolore. Sono diversi gli uomini che passano nella vita della protagonista, di cui emerge la forza e la vitalità, accanto alle sue fragilità e a certe speranze rotte.Nina cerca l’amore, quello pulito, assoluto, rispettoso. Lotta contro l’accanimento che l’esistenza le riserva per anni. I Greci propugnavano il “pathei mathos” – l’apprendimento mediante la sofferenza –, eppure la vita, per fortuna, riesce a offrire una possibilità di riscatto.Nina, che ha preso schiaffi e botte per salvaguardare la sua dignità, non cede di fronte al peggio, pur lasciandosi “vincere” in qualche occasione. Patrizia Rossini – che è alla sua terza opera – ne tratteggia le vicende con delicatezza, si entra in punta di piedi nella vita della protagonista.In poche ore pomeridiane ho viaggiato attraverso i suoi 45 anni, l’ho vista crescere, tra le delusioni e le amarezze, con quegli occhi azzurri in contrasto ai capelli scuri e indomabili. L’ho vista sul divano, nella casa al mare. Ho visto l’espressione di felicità quando era innamorata persa di Marco. Avrei voluto tirarla su anch’io, insieme all’amica dirimpettaia.La sua storia me la porterò insieme ancora a lungo, perché me ne sono fatta carico. Anzi, la racconterò anche agli uomini, perché imparino la distinzione tra amore – fatto di attenzioni, presenze, fantasia, rispetto, priorità – e (pos)sesso.Vai Nina, dopo ogni punto c’è un nuovo capoverso da scrivere!
Questa mia recensione è un po’ diversa dalle precedenti o da quelle a cui sono solita lasciarvi, perché per caso durante le mie letture extra ho incontrato questo libro, l’ho letto, anzi potrei dire divorato, e ho voluto in parte condividere con voi le sensazioni, i dubbi, le passioni che ho provato fino all’ultima pagina. Questa non vuole essere una recensione che punta il dito su qualcosa o qualcuno, non vuole essere una recensione che analizza, è solo una recensione che vuole raccontarvi le sensazioni che questo romanzo mi ha lasciato, la differenza che si prova dal leggere una storia di violenza all’ascoltarla alla televisione attraverso i notiziari. Nina è una donna ora, una donna che ha subito nei suoi quarantacinque anni di vita, diversi tipi di violenza, anzi potrei quasi dire che le abbia per davvero provate tutte ma è una donna che io ho definito fatta di azioni e reazioni, perché è stata capace di reagire e di voltare pagina, perché è riuscita ad affrontare ciò che molti purtroppo ancora nascondono e vi garantisco che in questo romanzo ci sono storie che vi faranno accapponare la pelle, storie che vi faranno sorridere e piangere contemporaneamente, però la vita riserva tante piccole gioie oltre il dolore e di sicuro posso solo dirvi che il finale non è tragico anzi…
Arriva per caso, all’improvviso un dono, un libro e solo dopo averlo letto tutto di un fiato, comprendo che un caso come sempre non era. Punto e a capo…in nome dell’amore. Un titolo che potrebbe diventare il mio slogan, mi piace e mi conquista da subito. Sarà che anche la stessa foto in copertina la vedo familiare…tanto. La lettura scorre tranquilla da subito, sembra di interloquire direttamente con chi racconta la sua esperienza con Nina, protagonista di una vita apparentemente comune ma in realtà molto difficile, una vita che nessun bambino e nessuna donna dovrebbe conoscere. Spesso si fa l’errore di giustificare tanti atteggiamenti perché facenti parti di una determinata cultura, di un determinato contesto territoriale. Bene, dovremmo imparare che ciò che è consuetudine non è sempre corretto. Cosa c’è di giusto e corretto nel privilegiare solo il figlio maschio, denigrando la figlia femmina, colpevole di essere la primogenita? E ancora, cosa c’è di giusto nel “marchiare” la propria compagna nel nome dell’amore con atti violenti e umilianti? In realtà è solo dimostrazione di possesso, è una forma maschilista di egoismo, capace di compensare solo una grossa frustrazione. Quando si ama, viene naturale chiedere e non pretendere, condividere e non isolarsi. Il libro che Patrizia Rossini ha scritto, fa riflettere e sprona ad un atto di coraggio,  a trovare la forza quando tutto va storto, quando si è raggiunto il fondo, di metter un punto e ad andare a capo. Viene voglia di alzare la testa come faceva Nina quando guardava dritta e fiera chi voleva piegarla ma che in realtà quello sguardo non riusciva proprio a reggere. Tutti noi abbiamo un valore e meritiamo di essere rispettati per trovare quel pezzetto di felicità che non si può negare a nessuno.
Punto e a capo mi ha accompagnato durante il mio viaggio in treno stamattina…divorato in tre ore…letto con il fiato sospeso, mi ha lasciato emozioni contrastanti. Da un lato la rabbia, per la forza che contraddistingue noi donne che spesso ci porta a non rivelare le nostre sofferenze, a sopprimerle, testarde che andiamo sempre avanti sperando di lasciarci tutto alle spalle. Dall’altro la speranza che si può guarire, smettere di soffrire, essere felici nonostante…complimenti davvero, le sue parole immergono il lettore in un’altra dimensione, quella di Nina!
Dedico questo post ad una autrice, ma prima di tutto, grande donna umana. PUNTO E A CAPO… un libro che mi ha emozionato e mi ha trasportato in un turbinio di sentimenti sempre reali. Sentimenti che si trasformano in forza di agire, sogni che diventano realtà….e tanto coraggio.
Grazie Patrizia Rossini per aver parlato e scritto , di donne che accumulano un vuoto profondo. Fino al centro della terra.
A tratti, mentre leggevo, avevo la netta sensazione di conoscerla già questa storia. In realtà, in quelle pagine ognuna di noi ritrova pezzi di vita sua o pezzi di vita raccontata da altre. “Nina” siamo un po’ tutte quando nel corso della nostra vita subiamo “violenze” non necessariamente di tipo fisico, ma pur sempre violenze, che riaffiorano nella mente di tanto in tanto se un qualcosa, un odore, un’immagine, una parola le fanno riemergere e il solo ricordarle ti lasciano l’amaro in bocca, per non aver vissuto a pieno un’adolescenza e una giovinezza fatta, invece, di divieti e di privazioni. Un ricordo tra tanti: mentre le altre ragazze della tua età, dopo la messa domenicale andavano a fare un “giro in villa” tu con tua sorella rimanevi a casa, china sulla vasca da bagno, a lavare i panni sfregando su quell’asse di legno, che ti sbucciava le nocche. E se qualche volta ti azzardavi ad insistere a concederti un permesso, la risposta era sempre quella: –No! – E allora ti convincevi  che non ne valeva la pena e rinunciavi, non chiedevi più. Era normale così! Ma che fai? Puoi odiare per questo? Metti un punto e…vai a capo! E dalla tua esperienza, prendi ciò che di buono ti può offrire: per opposizione, infatti, ho con i miei figli un rapporto molto diverso. Bello così!
Stamane ho terminato la lettura del suo ultimo libro. Davvero bello! Bella l’idea di far parlare la protagonista solo al termine, bella la dinamica narrativa dell’intero romanzo. L’ho letto provando grande emozione e penso di rileggerlo più e più volte perché possa coglierne le diverse anime di cui è permeata la storia. Grazie! Questo libro fa bene al cuore perché, sia pur trattando una storia tanto triste, al termine si ritrova la speranza di un nuovo inizio. Grazie ancora!
Ho letto d’un fiato il libro. Proprio il giorno dopo aver chiuso anch’io, come accade a Nina ad un certo punto della storia, il cerchio del mio passato, la casa che custodiva gli ultimi mobili, gli ultimi oggetti di una famiglia “normale”. Anche per questo ho sentito quanto il percorso che porta la Nina bambina, a partire dalla ferita del non amore, a rafforzarsi e a liberarsi, mi appartenga. E, credo, appartenga a molte donne. Mi piace pensare che possiamo fare qualcosa, anche attraverso il raccontarci, per avere cura di noi, delle tante Nina di tutte le età. Grazie Patrizia, davvero
Ci ha detto di dirle la nostra opinione sul suo libro, e io vorrei dirLe che mai nessun libro come il suo mi ha colpito tanto. Non ho mai letto un libro in poco tempo, tranne il suo! mi e’ piaciuto cosi tanto che in sole due ore e anche meno l’ ho finito di leggere, e per quanto e’ stato bello volevo rileggerlo ancora, e ancora. Quindi volevo farle i miei più graditi complimenti perchè è una storia bellissima, raccontata benissimo nei minimi particolari e che ti entra nel cuore. O almeno a me e’ successo, mi e’ entrata dentro tanto che quando alla fine Nina incontra il vero amore Nicolò ho pianto dalla gioia, pensando a tutto quello che aveva passato fin da bambina. Insomma, la ringrazio davvero per avermi regalato questa bellissima emozione,e’ stato un piacere averla potuta ascoltare a scuola.
Ho quasi finito il libro…non so se è perchè in questo momento sono particolarmente sensibile, ma mi ha commossa, mi ha fatto riflettere e mi ha fatto tornare alla mente molte sensazioni… e se un libro riesce ad emozionare, ha colpito nel segno!
Oggi mi sono emozionata e voglio raccontarti il perché! La piccola delle mie figlie (frequenta la 1 media inferiore) tornando da scuola mi ha raccontato che oggi durante l’ora di lettere, la sua insegnate presente il 9 alla presentazione del tuo libro, oggi ha parlato della violenza sulle donne. Partendo dalla lettura di alcuni brani del tuo libro…….
Patrizia ho letto il libro avidamente mi è piaciuto tantissimo…….le donne non hanno il coraggio di dirselo ma qualche volta NINA ci sentiamo nostro malgrado……in famiglia……sul lavoro…….con i nostri compagni……ma dobbiamo alzare la testa perchè la vita è solo una…..non ce n’è un’altra di riserva…….uomini e donne insieme devono poterne godere a piene mani senza giochi di potere……non è sempre facile ma lo dobbiamo fare anche per le future generazioni…..Il tuo libro mi ha strappato qualche lacrima e mi ha emozionata. La tua scrittura è chiara e semplice per un messaggio chiaro e diretto al cuore.
Con piacere ti invio il mio commento sul capolavoro che hai scritto… l’ho letto ben 2 volte, la prima, tutto d’n fiato perchè volevo arrivare presto alla fine per sapere se Nina avrebbe finalmente trovato la felicità dopo tanto dolore, la seconda volta invece è stata una lettura più approfondita, più attenta ai particolari, alle parole, ai gesti, agli scenari che si mostravano agli occhi di questa bambina/donna così sfortunata… Che dirti, un libro per certi versi alquanto inquietante e scottante, riferendomi alla violenza fisica vera e propria, ma allo stesso tempo un racconto che lascia a chi lo legge, un grande spunto di riflessione… quello che in parte è successo anche a me in un periodo buio della mia vita che tu sai…e cioè aver accumulato un vuoto profondo fino al centro della terra senza sapere se mai si sarebbe colmato ma che invece, con l’aiuto delle persone giuste, al momento giusto, mi sono rialzata, proprio come Nina perchè si muore una volta sola e tuttavia si può rinascere sempre se lo si vuole!Grazie Nina, grazie Patrizia!!!
“Punto e a capo” è un libro sulla resistenza, sulla voglia di continuare a vivere per come si è, per quello in cui si crede, per quello che si vuole dalla propria vita. In nome dell’amore si commettono molti errori. Si muore, addirittura, in nome dell’amore. Dell’amore per un dio, ad esempio, come la storia ci insegna. Dell’amore per la famiglia, come le cronache ci insegnano. Sembra che la vita stessa sia fatta di parole che vanno e vengono, parole che hanno un significato nel momento in cui le diciamo, le pronunciamo, e poi, all’improvviso, magari a distanza di anni, quelle stesse parole non hanno più alcun senso e tutto ci è sembrato inutile e ingiustificato e possiamo anche ridere sopra quelle parole legate a quei momenti. E invece le ritroviamo di nuovo lì, come se nulla fosse mutato, camuffate, trasformate, leggermente modificate, ma sono sempre lì, sempre le stesse parole, quei pensieri che dalla testa non si spostano e che, ahinoi, costruiscono la nostra esistenza. Ed è contro queste parole che dobbiamo costantemente lottare, per cambiare noi stessi, forse, per fare spazio dentro di noi a qualcosa di nuovo e finalmente bello, ed eccoci ancora una volta punto e a capo, a dover ricominciare per l’ennesima volta. Chiudere e aprire, togliere e mettere, prendere e lasciare. Stesse parole, stessi movimenti. Stesse inquietudini contro le quali combattere. Sempre. Resistere, dunque, sempre resistere e non dimenticare mai ciò che si è, senza tradirsi, amandosi sempre più con coraggio, rispondendo alle amarezze e alle suggestioni peggiori con la prova di una forza interiore che ci rende guerrieri e pronti alla battaglia di una guerra che sembra non finire mai. Punto e a capo, sì, ma con nuove parole, per lasciare che al timone della nostra vita ci sia soltanto la nostra presenza, nella forma che vogliamo, coi pensieri che gradiamo, ma sempre noi, senza dover combattere, senza doversi giustificare perché “stiamo esistendo”, senza la paura di dover sbagliare ma col proprio posto in questo mondo stretto nel palmo della mano.
Leggendo il testo sono stata colta da vertigine, perchè la violenza che segna la vita di Nina sembra non abbia mai fine. Da donna ci si chiede: ma come fa a risollevarsi? Poi lo capisci… con l’amore e capisci anche perchè il racconto viene aperto e chiuso da una persona, Nicolò, che inizialmente non si comprende bene chi sia, perchè nella titolazione dei capitoli non è specificato nulla… Poi capisci, sì, che è l’amore. Nina si racconta in prima persona solo quando vive il vero amore, prima è una protagonista solo nelle parole di altri. Ci sono tante Nina nel romanzo diPatrizia Rossini e alla fine della lettura dentro senti che non potrai più confrontarti con gli occhi di Nina e far finta di nulla.
L’ho finito. E’ stato molto bello leggere il tuo libro. Confermo quello che ho scritto stamattina. La dolcezza del capitolo di Nicolò è stata gradevole e dovuta alla protagonista, dovuta alla vita.
Il libro è bellissimo. Forte ma vero. Mi ha emozionata e commossa come se Nina fosse stata una persona a me cara. Lo è diventata tuffandomi in questa lettura che ieri sera mi ha travolta. Mi mancano 20 pagine. Non so se ieri sera il piacere della lettura veniva minato dalla consapevolezza del vicino termine del libro. Ho voluto pregustare il piacere di rimandarlo ad oggi. Scrivi ancora, il tuo libro tocca l’anima e arriva al cuore. Brava, brava, brava!
Quando la vita di Nina è penetrata nel dolore, nell’amore, nella passione soffocata, dominata, violentata, Nina è diventata ogni donna e ogni uomo del pianeta. Il “carnefice” è l’anello di congiunzione, non importa che sia un padre, un fidanzato, un marito o il contesto sociale. E ancora… attratti da questa originale lettura, si diventa come coro d’anime intervistate dall’autrice, strette intorno alle vicissitudini della protagonista. Quel coro diventa un’eco universale. Questo il genio dell’autrice. Patrizia Rossini ha abilmente-amabilmente compiuto sul lettore una richiesta femminile ancestrale: l’attenzione, semplice, forte, profonda, pura. Grazie per questa lettura.
Ho letto il tuo libro… ti faccio i miei auguri. E’ vero, ci sono tante Nina e spero che abbiano TUTTE la forza di reagire contro quegli uomini che pensano che l’amore sia possesso.
Ho letto il libro che mi e’ piaciuto molto. Tocca temi tanto difficile con un’opportuna delicatezza……non e’ facile parlare di questo! Lo hai fatto in maniera efficace e attraente nello stesso tempo! Sei una donna coraggiosa!
Ho finito qualche giorno fa di leggere il tuo libro e ho aspettato un po’ prima di scriverti perché avevo bisogno che le parole lette con tanto coinvolgimento avessero il tempo di fluire e di raggiungere ricordi, esperienze e condivisioni di un discreto pezzo di vita.  Stamattina sono riuscita a ricordare un piccolo passo del Macbeth di SHAKESPEARE che leggendo il tuo libro pian piano riaffiorava, ma che non riuscivo a mettere a fuoco … poi finalmente è venuto a galla: “date al dolore la parola; il dolore che non parla, sussurra al cuore oppresso e gli dice di spezzarsi”. Io ci ritrovo uno dei messaggi che ho creduto di cogliere e volevo condividerlo con te. Un libro intenso e autentico, davvero complimenti. 
Letto il libro in due round.

1° round (tra le 4 e le 5 di mattina)

Non è l’ora migliore per leggere un libro così: le sensazioni si amplificano a quest’ora, nel letto. Meglio se metto un filtro. So già di che cosa parla, so la bravura di chi scrive, ergo… posso immaginare cosa aspettarmi. La prima lettura va, passa…. Mi scorrono davanti le immagini di fatti tremendi ed io rimango lì,  immobile, a guardarle. Il filtro ha funzionato.

2° round (primo pomeriggio)

Riprendo la lettura ormai convinta che sarà una lettura tranquilla. Ma quando meno me lo aspetto spunta, tra violenze di ogni genere che basterebbero a farti urlare solo ad immaginarle, la violenza più violenta di tutte, o almeno quella che a me oggi sembra tale, quella che una donna decide di infliggersi da sola: la rinuncia ad un figlio che prende forma dentro di lei. So che non è una scelta consapevole, so che è una scelta indotta dalle circostanze, so… so bene tutto. E le parole del libro suonano precise come il taglio di una lama di coltello che affonda lentamente nella carne, ancora oggi: “Fissarono un appuntamento. Senza parlare, senza decidere, quasi fosse l’unica cosa da fare. Muta, Nina si fece portare, non andò. […] Essere usata e annullarsi nel tentativo di compiacere per essere amata, anche in quel momento. Anche quando aveva subito, senza volerlo, un aborto. […] I mesi successivi Nina pensava di impazzire. Tutto quello che era successo le aveva scalfito l’anima, per sempre.”

Sul momento sono stati pianti, rabbia, com-passione, di nuovo pianti. Poi ho pensato al libro. E’ un libro costruito a spirale. Il racconto a più voci, che consente di ritornare più volte su episodi della vita di Nina, dà conto di quella che è la vicenda esistenziale della protagonista: una spirale che si avvolge su se stessa e non dà scampo, non lascia intravedere vie di fuga, non permette di dimenticare ciò che è stato prima, che costringe Nina ad andare avanti e ad un tempo la risucchia all’indietro, ogni volta. Così per buona parte della sua vita. Questa costruzione rende in maniera efficace, insieme all’immagine del treno in corsa, l’idea di ineluttabilità del destino di Nina, che continua, con un fiuto diabolico, a mettersi in situazioni che la faranno soffrire. E a questa spirale che è il romanzo neanche chi legge sembra sfuggire: all’improvviso ti trovi completamente ‘pucciata’ nella storia, come ha detto un amico con il quale ho condiviso alcune mie impressioni.

Ma la spirale ad un certo punto ha fine ed il filo della vita si dipana secondo nuove inusitate direzioni: Nina trova finalmente la forza di scegliere per sé un treno su cui viaggiare comoda, una situazione completamente nuova, la prima forse veramente appagante. Ed anche chi legge riemerge dalla storia. Si accorge che una parte di Nina è dentro di sé, che un po’ della storia di Nina è anche la sua storia e pensa che, come Nina, può trovare la forza di prendere in mano la propria vita.

Un libro ben scritto, emozionante oltre ogni dire e con un messaggio forte di possibile rinascita dal dolore. Un libro che mi ha aiutato a dire idealmente ‘grazie’ a chi mi ha fatto soffrire, perché questa sofferenza ha fatto dire anche a me ‘punto e a capo’ e mi ha permesso di diventare quel che sono oggi.

Grazie per aver scritto questo libro così importante.

Un libro scritto benissimo e nonostante la tristezza e qualche lacrimuccia che accompagna la lettura di tutte le  pagine, non ci fa mancare la tenerezza e la fiducia che anche se il percorso e’ faticoso e molto lungo, in fondo ad ogni strada buia, ci può essere una grande luce…Brava, Patrizia!!!
Ho finito di leggere il libro… non riesco a smettere di pensarci. Ora deve decantare perché possa scrivere un commento, così non ce la faccio.
Tanta angoscia…e tristezza pensando a quella bambina e poi nel momento in cui va dallo psicologo e si sfoga, bè diciamo che mi ci sono rivista io quando mi sono trovata nella stessa situazione….di SFOGO e di un disperato bisogno di aiuto e di rimettere ordine nella mia vita….davvero complimenti!!!
È un libro che va letto assolutamente almeno due volte x imprimere meglio nella mente certi passaggi che vanno ricordati x tutta la vita. La seconda lettura ti da modo di leggere tra le righe e cogliere sfumature, che prese dal racconto, potrebbero sfuggire. Leggendo ho pensato a mia sorella e alla sua vita vissuta a metà x colpa di un marito possessivo che si è sempre sentito inferiore. La mia mamma finito di leggere è scoppiata in lacrime dicendo….ho rivissuto tanto della mia vita, non ho mai avuto un’infanzia ed una adolescenza x colpa di un padre rigido e violento, x colpa della guerra e della povertà. Vederla piangere mi ha stretto il cuore…il suo riscatto è stato avere delle figlie e dei nipoti che la adorano, ma la sua vita non l’avrà mai indietro. É un libro in cui ognuno trova un pò di se stessa. Magnifico e avvolgente, tratta la violenza con una delicatezza infinita….scrivi ancora
Ho terminato già da alcuni giorni di leggere il tuo libro e sento il desiderio di dirti alcune mie impressioni. E’ stata una lettura molto piacevole anche se molto forte. La vicenda mi ha coinvolto moltissimo dal punto di vista emotivo e soprattutto la parte in cui la protagonista è bambina, mi ha molto emozionato e non ci ho dormito la notte. Mi ha fatto venire in mente tanti casi di vita simili e quanto dolore c’è dietro. E’ una storia drammatica, ma bellissima piena di coraggio e di amore. Una penna deliziosa, una lettura scorrevole e carica di emozione. Lo rileggerò, mi è rimasto nel cuore e spesso ci penso. E’ una tematica di cui parlare e riflettere tanto e il tuo impegno ti fa onore. Io ho tanta stima di te e tanto affetto perché sei una persona molto profonda e attenta alle tematiche più importanti della vita. Una parte di Nina, forse è dentro ogni donna. Grazie per quello che fai, ti seguirò sempre. Con affetto.
Complimenti! Chi legge rivive le stesse emozioni e sensazioni di chi racconta. Un’altra considerazione, ho apprezzato molto che nel descrivere le azioni di quei personaggi che non fanno parte del genere umano, lei non presenta l’azione come “un momento di pazzia” maevidenzia una idea culturale maschilista che alcuni hanno e che deve essere assolutamente debellata. Penso che lei sappia che i 120 femminicidi compiuti dall’inizio dell’anno ad oggi, gli avvocati difensori hanno evocato l’infermità mentale per ” un momento di pazzia”. Basta ! Il suo libro ed altri come i suoi, devono servire a creare un movimento per fare emergere la Verità.
Ho cominciato a leggere il libro, ma mi sono fermata dopo solo qualche pagina. Non so quando lo finirò, se lo finirò, ma so che c’è! Scuote brutti ricordi…
FINITO!!! Va letto tutto d’un fiato perché partire dal buio senza arrivare alla luce è dura. Rabbia, tanta rabbia, voglia di dire bastardo, chiamare aiuto, dire basta, dire scappa…E il coraggio di mettere sempre un punto e andare a capo…vero… 
La speranza…
Si può ricominciare…sempre!!!
Bello, davvero!!!
Sono arrivata a metà… mi sono dovuta fermare per sedimentare quello che avevo letto
Ho cominciato a leggerlo ieri sera e non sono riuscita a fermarmi. Ho spento la luce alle 3…
Volevo dire che il passo della vita lanciatore di coltelli mi ha fatto tremare i polsi sebbene lo conoscessi… Brava! un libro importante ma sicuramente ben scritto.

ho finito il libro… troppo corto… non doveva finire mai: ho pianto, mi sono incazzata, ho riflettuto…ho gioito! Solo che adesso voglio andare a vedere chi abita in largo Adua 31 al terzo piano…. 😉

Ho passato la serata a leggere il tuo libro, mi mancano 10 pagine ma mi sono fermata perché leggendo di Marco ho rivissuto quello che mi è successo. Mi sono sentita Nina. Nina siamo tutte noi!

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